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    <title>Nemici</title>
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    <description>Il blog a cura di Giovanni Maria Bellu</description>
    <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
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      <title>Giovanni Maria Bellu</title>
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      <title>A volte ritornano</title>
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      <content:encoded>&lt;p&gt;Proprio mentre il tribunale civile di Roma, come gi&amp;agrave; aveva fatto il Tar del Lazio, stava per dichiarare l'inutilit&amp;agrave; del decreto &lt;em&gt;ad listam&lt;/em&gt; emanato dalla maggioranza per sanare i pasticci dei suoi maldestri dirigenti laziali, il governo ha annunciato il voto di fiducia - il trentesimo - sull'ennesima legge &lt;em&gt;ad personam&lt;/em&gt; denominata &amp;laquo;legittimo impedimento&amp;raquo;. Ci sono buone probabilit&amp;agrave; che la giornata di ieri, con un decreto &lt;em&gt;ad hoc,&lt;/em&gt; venga proclamata la festa nazionale del Partito del fare gli affari propri alla faccia dei gonzi e degli onesti.&lt;br /&gt;Il paese non pu&amp;ograve; che rallegrarsene. La confusione &amp;egrave; solo apparente e le prossime tappe della squallida vicenda sono chiare. Intanto ci sar&amp;agrave; il ricorso al Consiglio di Stato e assisteremo alla pi&amp;ugrave; spaventosa attivit&amp;agrave; di pressione sulla giustizia amministrativa della storia del dopoguerra. Detto per inciso, le possibilit&amp;agrave; che in quella sede la giustizia del premier e dei suoi angosciati legali trionfi non sono piccole. Contemporaneamente - imbavagliata l'informazione televisiva e affidata la velina politica nazionale al solo Augusto Minzolini - si far&amp;agrave; in modo di accreditare l'idea che il Popolo delle libert&amp;agrave; &amp;egrave; vittima della perfidia. La circostanza dell'accoglimento giudiziario, in Lombardia, delle ragioni del meno maldestro Formigoni sar&amp;agrave; opportunamente taciuta. E intanto ferveranno i preparativi per l'adunata oceanica convocata per sabato 20 marzo. A Roma, secondo le migliori tradizioni nazionali. &lt;br /&gt;Il tema dell'adunata sar&amp;agrave; la difesa della democrazia sostanziale contro i vecchi formalismi costituzionali. La balla della &amp;quot;violenza fisica&amp;quot; che avrebbe impedito al distratto mangiatore di panini di presentare la lista sar&amp;agrave; ripetuta ossessivamente nel tentativo di farla entrare nella testa del pi&amp;ugrave; alto numero di telespettatori. Come gi&amp;agrave; la guida suprema ha tentato di suggerire col parallelo giudici-talebani, i sostenitori laziali del Pdl saranno accostati agli elettori iracheni. Qua &amp;egrave; l&amp;agrave;, durante i programmi di satira compiacente, si suggerir&amp;agrave; l'idea che i giudici nascondono le urne. Apicella scriver&amp;agrave; qualche verso dove accoster&amp;agrave; gli &lt;em&gt;ex voto&lt;/em&gt; per San Gennaro alla condizione del popolo berlusconiano afflitto.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il mondo ci rider&amp;agrave; dietro - cosa che d'altra parte fa da tempo - ma solo gli utenti del web ne avranno una percezione precisa. Poi, finalmente, si andr&amp;agrave; alle urne. Ma non prima che il duce abbia raccomandato ai suoi di vigilare contro i soliti brogli della sinistra. E nel caso in cui il paese gli desse la batosta che merita, attribuir&amp;agrave; la sconfitta al complotto ordito dalla magistratura, dai comunisti e da potenze straniere. E ragioner&amp;agrave; sulla possibilit&amp;agrave; di un decreto interpretativo del voto popolare.&lt;br /&gt;Ecco perch&amp;eacute; il paese deve gioire per quanto &amp;egrave; accaduto ieri. La consapevolezza delle tappe future, ci d&amp;agrave; gli strumenti per andare avanti senza commettere errori. Soprattutto quello - segnalato ieri da Andrea Camilleri - di dividerci. Se queste elezioni regionali sono un referendum, la democrazia non pu&amp;ograve; perderlo. Cominciamo a lavorare subito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 10 marzo 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:44:05 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-10T11:44:05Z</dc:date>
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      <title>Mandiamoli a casa</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Mandiamoli_a_casa_1074.shtml</link>
      <description>Prendiamoci il buono di questa penosa vicenda. La chiarezza, per esempio. Se ancora esisteva qualche speranza che Silvio Berlusconi e il suo clan politico-affaristico potessero essere interlocutori in una normale dialettica democratica, adesso è definitivamente ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Prendiamoci il buono di questa penosa vicenda. La chiarezza, per esempio. Se ancora esisteva qualche speranza che Silvio Berlusconi e il suo clan politico-affaristico potessero essere interlocutori in una normale dialettica democratica, adesso è definitivamente caduta. Avrebbero potuto dire: i nostri hanno fatto una sciocchezza, ce ne prendiamo la responsabilità e vi chiediamo di essere comprensivi. A nessuno piace vincere senza avversari e forse una soluzione condivisa sarebbe stata trovata. Hanno preferito le minacce, la prepotenza, la truffa. In fondo hanno confessato.&lt;br /&gt;Ai critici del presidente Napolitano, suggeriamo di leggere sul &lt;CF183&gt;Corriere della Sera&lt;/CF&gt; di ieri il resoconto (non smentito) di quanto è accaduto giovedì sera al Quirinale quando il capo del governo si è rivolto al capo dello Stato con modi che chi era presente ha definito "brutali". E ha cercato di imporgli «con toni perentori e ultimativi» un decreto ancora peggiore di quello che poi è stato emanato. E uniamo a questa circostanza le parole dette da Ignazio La Russa - che è sì un personaggio folkloristico, ma attualmente ricopre la carica di ministro della Difesa - quando ancora era in discussione l'ammissione delle liste del Pdl nel Lazio e in Lombardia: «Non ci fermeremo davanti a niente». E, infine, soffermiamoci su qualche circostanza minore, ambigua a sordida, come la visita notturna a palazzo Chigi di Alfredo Milioni, l'uomo del panino, il responsabile materiale del pasticcio laziale. In qualunque altra parte del mondo, l'autore di un errore di questa gravità sarebbe stato licenziato in tronco. Non Alfredo Milioni, depositario di un segreto prezioso: le vere ragioni di quel ritardo. E cioè del gioco di coltelli e di veleni che sta avvelenando il Partito della libertà e la nostra democrazia.&lt;br /&gt;Ma prendiamoci il buono. Oggi è la notte degli Oscar. E noi, grazie al decreto-confessione del governo, siamo nelle condizioni di assegnare gli Oscar della notte della Repubblica. Da quello per la sceneggiatura (attribuito al Pdl per la capacità di rovesciare i ruoli, cioè di rivoltare la frittata), a quelli per i migliori attori, protagonisti e non. &lt;br /&gt;Sono tutti molto preoccupati perché i sondaggi, ai quali tengono più che alla Costituzione, stanno rivelando che il paese è stufo. Sono molto allarmati perché hanno visto un'opposizione capace di reagire con prontezza. E non a caso hanno subito utilizzato le uscite ingenerose di Antonio Di Pietro contro il capo dello Stato per incrinarne il fronte. Il presidente ha fatto l'unica cosa possibile davanti a un premier che ha in totale spregio la democrazia: evitare di dargli pretesti per soffiare sul fuoco e provocare un incendio che sarebbe stato molto difficile domare.&lt;br /&gt;Adesso gli Oscar della nostra notte sono là, con la loro protervia e le loro liste irregolari recuperate per decreto, con i loro ricatti reciproci e gli odi che la paura di perdere rinfocola. Prendiamoci il buono. Quello, per esempio, dei tre ventenni che Francesca Fornario racconta a pagina 7: un centrosinistra finalmente unito che riempie di voti le urne rubate.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso dell'8 marzo 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:58:09 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-03-08T09:58:09Z</dc:date>
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      <title>Indietro Savoia!</title>
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      <description>Lo confessiamo. Abbiamo assistito con una certa apprensione alla fase finale del Festival di Sanremo. Col timore, per dirla tutta, che un plebiscito annullasse simbolicamente il referendum istituzionale del 1946. &amp;Egrave; vero: Sanremo &amp;egrave; Sanremo, ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Lo confessiamo. Abbiamo assistito con una certa apprensione alla fase finale del Festival di Sanremo. Col timore, per dirla tutta, che un plebiscito annullasse simbolicamente il referendum istituzionale del 1946. &amp;Egrave; vero: Sanremo &amp;egrave; Sanremo, la Repubblica &amp;egrave; la Repubblica e la XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vietava agli eredi maschi di casa Savoia di rientrare in Italia, &amp;egrave; stata abolita otto anni fa, cio&amp;egrave; molto prima che Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, compatisse l'ultimo erede maschio che la sorte ci ha inferto con quel lamentoso &amp;laquo;Tu non potevi ritornare pur non avendo fatto niente&amp;raquo;.&lt;br /&gt;Ma &amp;egrave; proprio questo il punto: che c'entra &amp;laquo;Pur non avendo fatto niente?&amp;raquo;. Ora, non ci sono dubbi che Emanuele Filiberto, o come diavolo si chiama, non abbia mai combinato niente. Ma &amp;egrave; anche assolutamente certo che i padri costituenti, quando decisero di interdire il suolo patrio ai discendenti dei Savoia, non sospettavano che tra loro ci sarebbero stati personaggi del calibro di Vittorio Emanuele, il pap&amp;agrave; di Filiberto, il quale, nel 1997, a un giornalista che gli domandava se ritenesse di doversi scusare per le leggi razziali promulgate dal suo omonimo bisnonno, rispose: &amp;laquo;No, perch&amp;eacute; io non ero neanche nato&amp;raquo;. (Che poi, a pensarci bene, &amp;egrave; la stessa tesi sostenuta nel mieloso lamento di Ghinazzi).&lt;br /&gt;Forse, se avessero avuto la palla di vetro, e avessero potuto vedere le opere degli eredi Savoia, i padri costituenti avrebbero approvato anche con maggiore convinzione la XIII disposizione transitoria (e magari non l'avrebbero resa transitoria), ma la ragione per cui la norma fu emanata prescindeva dalle qualit&amp;agrave; intellettuali e morali, e anche canore, dei discendenti di Umberto Biancamano. Si trattava di tutelare da tentazioni autoritarie e dinastiche una democrazia e una repubblica giovanissime, venute al mondo dopo vent'anni di fascismo e di vessazioni e di guerre patite in nome del duce e del re. Fu questo l'argomento sostenuto, tra gli altri, da Giuseppe Dossetti e da Aldo Moro.&lt;br /&gt;Sia chiaro, se anche avesse trionfato lo sgangherato trio dell'ipocrita &amp;laquo;Italia amore mio&amp;raquo;, l'assetto istituzionale del Paese non avrebbe corso pi&amp;ugrave; pericoli di quelli, abbastanza gravi, che gi&amp;agrave; corre. Ma, proprio perch&amp;eacute; Sanremo &amp;egrave; Sanremo, ed &amp;egrave; di appena due anni pi&amp;ugrave; giovane della nostra Costituzione, il successo di un lacrimoso svarione storico ed estetico avrebbe in qualche modo simbolicamente segnato un'altra tappa della degenerazione della nostra memoria.&lt;br /&gt;Che poi, nell'evento pi&amp;ugrave; caro alla Rai, per il secondo anno consecutivo abbia trionfato un cantante lanciato in un programma di Mediaset, rende magrissima e anche un po' amara la consolazione. E il fatto che quel programma di Mediaset sia condotto dalla moglie del conduttore che, a Sanremo, &amp;egrave; stato incaricato di aprire le porte agli operai e alla politica, d&amp;agrave; a tutta questa sbalorditiva vicenda il sapore di una guerra tra case regnanti vecchie e nuove e suona come una beffarda metafora della situazione presente. Davanti alla quale ognuno reagisce come pu&amp;ograve;. Salendo su un tetto o stracciando uno spartito.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 22 febbraio 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:35:13 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
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      <title>Bianco rosso e Verdini</title>
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      <description>C'&amp;egrave; un uomo che condivide la situazione di Silvio Berlusconi. &amp;Egrave; il parlamentare ignoto che si &amp;egrave; volontariamente sottoposto al test antidroga ed &amp;egrave; risultato positivo. Come lo sventurato possa aver commesso una simile leggerezza ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;C'&amp;egrave; un uomo che condivide la situazione di Silvio Berlusconi. &amp;Egrave; il parlamentare ignoto che si &amp;egrave; volontariamente sottoposto al test antidroga ed &amp;egrave; risultato positivo. Come lo sventurato possa aver commesso una simile leggerezza non &amp;egrave; chiaro, ma si pu&amp;ograve; ragionevolmente immaginare che abbia fatto male i conti sul tempo trascorso dall'ultima assunzione di cocaina e abbia creduto di poter conciliare il suo vizietto col beau geste di sottoporsi all'antidoping. Il fatto &amp;egrave; che non si pu&amp;ograve; vivere a lungo al di sopra delle proprie possibilit&amp;agrave;. Non solo di quelle economiche, ma anche di quelle morali. Cos&amp;igrave; come non possono stare assieme cocaina e antidoping, sono inconciliabili la lotta alla corruzione e la difesa dei corrotti, l'aggressione sistematica della magistratura e i proclami sulla legalit&amp;agrave;. E' possibile, quando si controlla l'informazione in modo pressoch&amp;eacute; totale, nascondere le contraddizioni anche per lungo tempo. Ma a un certo punto esplodono. &lt;br /&gt;Con effetti grotteschi. &amp;quot;Bianco, rosso e Verdone&amp;quot; usc&amp;igrave; nel 1981 e aveva come sfondo l'Italia impegnata in uno dei momenti pi&amp;ugrave; sacri di ogni democrazia, una tornata elettorale. Il titolo sintetizzava con un calambour il contrasto tra la solennit&amp;agrave; del rito e un certo nostro modo allegramente cialtrone di viverlo. Da allora molte cose sono peggiorate. La cialtroneria &amp;egrave; diventata irresponsabilit&amp;agrave;. &amp;Egrave; diventata piccina. E Verdone &amp;egrave; diventato Verdini.&lt;br /&gt;L'altro ieri il nostro premier si era lasciato andare a uno sfogo contro il coordinatore del Pdl. Una grave leggerezza aver usato la sede del partito per telefonare a questo e a quello, promuovere affari, aiutare gli imprenditori amici. Ieri ha difeso a spada tratta &amp;quot;il galantuomo&amp;quot;, che in questo momento gli &amp;egrave; indispensabile per tentare di mettere ordine in periferia. &amp;Egrave; lo stesso schema del temerario annuncio del &amp;quot;giro di vite&amp;quot; sulla corruzione e del quasi istantaneo accantonamento del relativo disegno di legge. &amp;Egrave; ancora lo stesso schema dei proclami sulla necessit&amp;agrave; di candidature limpide e del successivo no alle dimissioni del sottosegretario inquisito per contatti con la camorra Nicola Cosentino.&lt;br /&gt;Il nostro premier si &amp;egrave; accorto (o, pi&amp;ugrave; probabilmente, se ne sono accorti i sondaggisti di sua fiducia) che esiste un limite alle capacit&amp;agrave; di condizionamento dell'opinione pubblica. Con un'operazione mediatica violentissima e spregiudicata (culminata nell'omicidio civile del direttore di Avvenire Dino Boffo) era riuscito nell'impresa, impossibile in qualunque altro paese del mondo, di far digerire al suo elettorato la contraddizione tra il baciamano al Papa, il family day, e lo scandalo delle escort. Un successo che ha consolidato il suo senso di onnipotenza, e che oggi esaspera il suo disappunto. Minzolini, Feltri, Fede non bastano pi&amp;ugrave;. Si &amp;egrave; rotto un argine e l'opinione pubblica pu&amp;ograve; davvero sfuggire dal controllo. Ha infatti chiesto che venga accelerato l'iter della legge che limita sia le intercettazioni telefoniche, sia la possibilit&amp;agrave; di combattere la criminalit&amp;agrave; organizzata, sia la libert&amp;agrave; di stampa. La sua agitazione di questi giorni rivela un timore: che sia troppo tardi. Un timore che coincide esattamente con la nostra speranza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;Filo rosso del 21 febbraio 2010&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Sun, 21 Feb 2010 17:17:21 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-21T17:17:21Z</dc:date>
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      <title>Esercizio di memoria</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Esercizio_di_memoria_1022.shtml</link>
      <description>Silvio Berlusconi, capo del governo italiano, rinviato a giudizio per corruzione in atti giudiziari, ha annunciato che l'odierno consiglio dei ministri avvier&amp;agrave; un &amp;quot;giro di vite&amp;quot; contro la corruzione. In cosa si tradurr&amp;agrave; questo ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Silvio Berlusconi, capo del governo italiano, rinviato a giudizio per corruzione in atti giudiziari, ha annunciato che l'odierno consiglio dei ministri avvier&amp;agrave; un &amp;quot;giro di vite&amp;quot; contro la corruzione. In cosa si tradurr&amp;agrave; questo &amp;quot;giro di vite&amp;quot; lo sapremo solo oggi. Ma possiamo ragionevolmente escludere che consister&amp;agrave; nell'atto che, da solo, renderebbe chiara la volont&amp;agrave; di Silvio Berlusconi di riportare la moralit&amp;agrave; nella politica italiana: le dimissioni di Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Preoccupato quasi pi&amp;ugrave; di Augusto Minzolini per i sondaggi che segnalano un Paese in via di risveglio, il nostro premier torna alle arti del suo primo mestiere, il venditore, e d&amp;agrave; al popolo-cliente quello che ritiene si aspetti. La gente &amp;egrave; stomacata dallo spettacolo offerto dai furbetti del clubbino? E lui (scordandosi di rientrare, almeno in qualit&amp;agrave; di imputato, nella categoria), dice che far&amp;agrave; piazza pulita dei corrotti e prester&amp;agrave; &amp;laquo;la massima attenzione alle candidature perch&amp;eacute; chi ha commesso reati non pu&amp;ograve; stare in un partito&amp;raquo;. Perbacco. Marcello Dell'Utri avr&amp;agrave; gi&amp;agrave; le valigie pronte.&lt;br /&gt;Il fatto &amp;egrave; che per dire efficacemente le bugie bisogna avere la memoria lunga. Il nostro premier invece ce l'ha cortissima. E nessuno lo aiuta a esercitarla chiedendogli conto delle promesse. Non parliamo del taglio delle tasse, ma anche di certe piccole promesse estemporanee. Ricordate quel &amp;laquo;Ad agosto prender&amp;ograve; casa all'Aquila&amp;raquo; solennemente annunciato nei giorni dello scandalo delle escort quando si trattava di distogliere l'attenzione del popolo-cliente da quell'altra enorme casa chiamata Villa Certosa? &lt;br /&gt;Il premier dovrebbe esercitare la memoria. Non solo per il paese, ma anche per se stesso, per la sua serenit&amp;agrave;. Siamo in grado di dimostrarglielo.&lt;br /&gt;Ieri per escludere che sia in atto una nuova Tangentopoli, ha usato un'immagine quasi identica a quella - ormai entrata nella storia - di Bettino Craxi dopo l'arresto di Mario Chiesa. Disse Craxi: &amp;laquo;Mi trovo davanti a un mariuolo che getta un'ombra su tutta l'immagine di un partito&amp;raquo;. Ha detto ieri Berlusconi. &amp;laquo;Su cento persone ci possono essere uno, due tra quattro birbantelli che approfittano della loro posizione per interessi personali&amp;raquo;. Disse Craxi: &amp;laquo;Il Psi a Milano, in 50 anni, non ha mai avuto un amministratore condannato per reati gravi contro la pubblica amministrazione&amp;raquo;. Ha detto ieri Berlusconi: &amp;laquo;Si tratta di fatti personali che rientrano nelle statistiche&amp;raquo;. Quando Craxi parl&amp;ograve; di &amp;quot;mariuoli&amp;quot; erano passate due settimane dall'arresto di Mario Chiesa, Berlusconi ha impiegato pochi giorni in meno per dire &amp;quot;birbantelli&amp;quot;. Craxi quattordici mesi dopo la battuta su Mario Chiesa fugg&amp;igrave; ad Hammamet.Berlusconi...&lt;br /&gt;Ecco presidente. Adesso lei comincer&amp;agrave; riflettere su queste coincidenze. E, sicuramente, lei che &amp;egrave; giunto al punto di fare il gesto scaramantico delle corna persino nel mezzo di un incontro con i grandi della terra, avr&amp;agrave; una preoccupazione in pi&amp;ugrave; e comincer&amp;agrave; a pensare con ansia all'aprile del 2012. Sar&amp;agrave; meno sereno e, con lei, tutti noi. Ma siamo lieti di averle suggerito una ragione in pi&amp;ugrave; per coltivare la memoria.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 19 febbraio 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 18 Feb 2010 21:18:23 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-18T21:18:23Z</dc:date>
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      <title>Il fedele tassista</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Il_fedele_tassista_1019.shtml</link>
      <description>&amp;nbsp;Prima che lo faccia lui, lo diciamo noi: &amp;quot;Scherzavo&amp;quot;. Perch&amp;eacute;, se non l'ha fatto gi&amp;agrave;, non c'&amp;egrave; alcun dubbio che il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci - quando qualcuno gli chieder&amp;agrave; conto della sua conversazione ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prima che lo faccia lui, lo diciamo noi: &amp;quot;Scherzavo&amp;quot;. Perch&amp;eacute;, se non l'ha fatto gi&amp;agrave;, non c'&amp;egrave; alcun dubbio che il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci - quando qualcuno gli chieder&amp;agrave; conto della sua conversazione (la pubblichiamo alla fine di questo testo) con l'imprenditore Riccardo Fusi - dir&amp;agrave; che quella sui sardi come unico &amp;quot;limite&amp;quot; della meravigliosa isola di Sardegna era una battuta. Anzi, possiamo ragionevolmente prevedere che si mostrer&amp;agrave; indignato per il fatto che una conversazione privata sia stata data in pasto all'opinione pubblica. Forse aggiunger&amp;agrave; una considerazione sulla necessit&amp;agrave; di dare un'accelerata alla legge sulle intercettazioni telefoniche. Ed &amp;egrave; probabile che, a quel punto, altre voci si leveranno per solidarizzare col governatore della Sardegna e per stigmatizzare questa violazione della privacy.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Anche noi non dubitiamo che si sia trattato di una battuta. D'altra parte per l'intero colloquio Cappellacci non ha fatto altro che ridere. Ed &amp;egrave; pure vero che in una conversazione privata capita a tutti di dire qualche sproposito. Cappellacci non stava pronunciando un discorso ufficiale, ma sparando quattro scemenze con un tale che voleva ingraziarsi, come dimostra il fatto che si era gi&amp;agrave; premurato di recuperare delle aragoste. Tutto questo per contestualizzare la conversazione e dare a essa il giusto peso. Quello, appunto, di una battuta.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il fatto &amp;egrave; che quella battuta &amp;egrave; in perfetta coerenza con quanto sappiamo di Cappellacci. Con la sua campagna elettorale all'ombra di Berlusconi, con la sua assoluta incapacit&amp;agrave; di far valere gli interessi della sua terra. Ed &amp;egrave; questo che&amp;nbsp;ci allarma. Perch&amp;eacute; le battute scaturiscono dal cuore. Rivelano una concezione del mondo. Quella di un imprenditore (Fusi) che quando sente parlare di aragoste subito lancia l'idea di andare a prenderle con un elicottero (!). Quella di un governatore (Cappellacci) che per compiacere il suo interlocutore, e mostrarsi al suo &amp;quot;livello&amp;quot;, conferma un pregiudizio xenofobo sulla sua gente.&amp;nbsp;Un po' come certi tassisti che capita di incontrare agli arrivi degli aeroporti del terzo mondo&amp;nbsp;e che, in cambio di una mancia,&amp;nbsp;si propongono ai turisti come guide e guardie del corpo invitandoli a diffidare di tutti gli altri loro connazionali che incontreranno durante il viaggio. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ma ecco il testo&lt;/strong&gt; dell'amabile chiacchierata. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;All'inizio a parlare sono il coordinatore del Pdl Loris Verdini e&amp;nbsp;Riccardo Fusi. I due si salutano, s'informano sui rispettivi impegni. Poi Verdini, che evidentemente ce l'ha accanto, presenta telefonicamente Ugo Cappellacci al suo interlocutore.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Verdini&lt;/strong&gt;: &amp;laquo;Ti passo il presidente della Sardegna... che &amp;egrave; un amico... quello che tu mi avevi detto che volevi salutare... te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cappellacci:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Piacere ti conoscerti.&amp;raquo;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fusi:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Anche a me&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cappellacci:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;E poi abbiamo un caro amico comune.... quindi per la propriet&amp;agrave; transitiva ... c'abbiamo un'amicizia&amp;raquo;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fusi&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;(ridendo):&lt;/em&gt; &amp;laquo;Te hai anche una bellissima terra...&amp;raquo;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cappellacci:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;&amp;Egrave; la pi&amp;ugrave; bella d'Italia ... non una &amp;quot;bellissima terra&amp;quot;. Semplicemente la pi&amp;ugrave; bella d'Italia&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fusi:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Io sono innamorato di quella terra l&amp;igrave;&amp;raquo;. &lt;em&gt;(Cappellacci ride).&lt;/em&gt; Un po' meno dei sardi...&amp;raquo;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cappellacci:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Guarda... sfondi una porta aperta... &lt;strong&gt;perch&amp;egrave; ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna: noi sardi.&lt;/strong&gt; E quindi...&amp;raquo; &lt;em&gt;(ride ancora)&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;I due si salutano, non prima che il presidente, ricambiato da un laconico &amp;laquo;grazie&amp;raquo;, abbia detto: &amp;laquo;Spero di poterti conoscere presto di persona&amp;raquo;. La conversazione tra Fusi e Verdini riprende. Ma parlano ancora di Cappellacci.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Verdini:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;C'avrebbe delle aragoste pronte...&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fusi:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Si va in elicottero a prenderle...&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Verdini:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Non &amp;quot;a prenderle&amp;quot;. Si va a mangiarle l&amp;agrave;. Non le d&amp;agrave;&amp;raquo;.&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Fusi:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Non le d&amp;agrave;?&amp;raquo;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Verdini:&lt;/strong&gt; &amp;laquo;Le devi mangiare sul luogo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;FINE&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Thu, 18 Feb 2010 12:02:11 GMT</pubDate>
      <guid>http://nemici.blog.unita.it//Il_fedele_tassista_1019.shtml</guid>
      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-18T12:02:11Z</dc:date>
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      <title>La festa continua</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//La_festa_continua_1012.shtml</link>
      <description>Dunque tutto come prima e ognuno al suo posto. Guido Bertolaso resta sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Protezione civile, Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone restano in galera. Ci dispiace per tutti e quattro. ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Dunque tutto come prima e ognuno al suo posto. Guido Bertolaso resta sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Protezione civile, Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone restano in galera. Ci dispiace per tutti e quattro. Per Balducci e compagni perch&amp;eacute; il carcere &amp;egrave; un'esperienza dolorosissima per chiunque, ma soprattutto per chi, come loro, non s'aspettava di poterci finire dentro. Per Bertolaso perch&amp;eacute; ha perso un'occasione formidabile per dare sostanza a quanto aveva fieramente detto subito dopo l'esplosione dello scandalo: &amp;laquo;Sono un servitore dello Stato&amp;raquo;.&lt;br /&gt;La motivazione che ha addotto per spiegare la decisione di restare incollato alla poltrona (&amp;laquo;Me l'hanno chiesto&amp;raquo;) fa piuttosto ritenere che si ritenga un servitore del presidente del Consiglio. Delle due, una: o Guido Bertolaso ha cambiato idea, o confonde lo Stato col governo. Preferiremmo poter credere alla prima ipotesi (sarebbe una dimostrazione di sincerit&amp;agrave;), ma temiamo che quella vera sia la seconda. Perch&amp;eacute; la confusione dei ruoli (che nasce dalla distruzione del sistema dei controlli istituzionali e di legalit&amp;agrave;) &amp;egrave; anche la causa principale dello scandalo della Protezione civile. Lo &amp;egrave; a tal punto che il governo ha dovuto rinunciare al tentativo di istituzionalizzare questa confusione e ha stralciato la norma che affidava le emergenze nazionali a una societ&amp;agrave; per azioni.&lt;br /&gt;Restano affidate a Guido Bertolaso. Con gli stessi ampi poteri che, come egli stesso ha riconosciuto (&amp;laquo;Forse mi &amp;egrave; sfuggito qualcosa&amp;raquo;), non &amp;egrave; stato in grado di gestire in modo efficace. Se questo sia avvenuto per dolo (come ipotizza la magistratura che l'ha indagato) o per colpa lo dir&amp;agrave; l'inchiesta giudiziaria. Ma quanto gi&amp;agrave; &amp;egrave; emerso - e che anche oggi raccontiamo ampiamente nelle nostre pagine - rende chiaro che attorno a Bertolaso e all'organizzazione di cui &amp;egrave; stato e continua a essere il capo supremo e indiscusso &amp;egrave; maturato un vergognoso verminaio di corruttele, di favori clientelari e di sprechi di denaro pubblico. Non pochi spiccioli. Decine di milioni. Potremmo fare un lunghissimo elenco delle cose utili per il Paese che sarebbe stato possibile realizzare col denaro che i furbetti del clubbino si sono messi in tasca o hanno trasformato in macchine di lusso, viaggi-premio ed escort.&lt;br /&gt;Quando avviene un naufragio ci sono due possibilit&amp;agrave;: un problema strutturale della nave o un errore del timoniere. Ce ne sarebbe, a dire il vero, anche una terza: una tempesta cos&amp;igrave; violenta da sconvolgere le umane capacit&amp;agrave; di previsione. Ma non &amp;egrave; questo il caso: il naufragio della Protezione civile non &amp;egrave; avvenuto davanti a un terremoto o a una frana. &amp;Egrave; avvenuto nella costruzione di alberghi, piscine, impianti sportivi o nella gestione di emergenze chiamate &amp;laquo;mozzarella di bufala&amp;raquo; o &amp;laquo;crisi del traffico a Catania&amp;raquo;. Restano la nave e il timoniere che tra l'altro, nel caso di Bertolaso, &amp;egrave; stato anche uno dei principali progettisti di questa nave sgangherata. L'onest&amp;agrave; - e ci auguriamo di cuore che venga confermata - non basta. &amp;Egrave; la condizione necessaria, ma non sufficiente, per potersi dire servitori dello Stato.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 17 febbraio 2009)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:39:45 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-17T10:39:45Z</dc:date>
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      <title>Per provare vergogna</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Per_provare_vergogna_969.shtml</link>
      <description>Bisogna sapere cosa &amp;egrave; un'isola per provare tutta la vergogna. Bisogna, almeno una volta nella vita, aver considerato il mare come la fine del mondo. Non il luogo da cui si parte, ma il luogo dove la tua terra semplicemente finisce. E aver sentito ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Bisogna sapere cosa &amp;egrave; un'isola per provare tutta la vergogna. Bisogna, almeno una volta nella vita, aver considerato il mare come la fine del mondo. Non il luogo da cui si parte, ma il luogo dove la tua terra semplicemente finisce. E aver sentito l'emozione del varcarlo, lo sgomento di quel passo.&lt;br /&gt;In Sardegna solo una minoranza di privilegiati non ha memoria del giorno in cui lo comp&amp;igrave; per la prima volta. Ancora vivono, nei monti dell'interno, uomini e donne ormai vecchissimi che mai l'hanno compiuto, n&amp;eacute; mai hanno visto il mare. Al tempo dell'infanzia degli operai dell'Alcoa, quei vecchi erano moltissimi. E molti altri il mare l'avevano solo visto, senza toccarlo, dal traghetto per una fabbrica in Germania, una piantagione in Argentina, una guerra di trincea. &lt;br /&gt;Bisogna sapere la distanza per provare tutta la vergogna. Aver sentito pronunciare il nome di Roma come quello di un luogo onnipotente e lontanissimo. Una citt&amp;agrave; enorme e misteriosa, dove si passa di corsa per sbrigare le pratiche e andare altrove. Un luogo dove, a meno di non essere privilegiati, &amp;quot;studiati&amp;quot;, o onorevoli, si poteva restare per fare i camerieri o le donne di servizio in quelle case dove la Signora, parlando con le amiche, ti chiamava &amp;quot;la mia sarda&amp;quot; proprio come oggi le nipoti di quelle zotiche dicono &amp;quot;la mia filippina&amp;quot;.&lt;br /&gt;Per provare tutto la vergogna bisogna aver visto venire dal mare all'improvviso, come ai tuoi avi era accaduto con i cartaginesi, con i romani, con gli spagnoli, con i saraceni, quelle fabbriche grandi come citt&amp;agrave; che venivano costruite negli anni del piano di Rinascita proprio mentre un miliardario musulmano ismaelita scopriva che il tuo mare era una miniera d'oro, se lo prendeva, come poi avrebbero fatto tanti altri, e gli cambiava il nome: addio Monti di Mola, ecco la Costa Smeralda.&lt;br /&gt;Per provare tutta la vergogna bisogna essere capaci di immaginare che nel Sulcis Iglesiente c'erano le miniere vere, quelle dove si moriva, e che, chiuse le miniere, sono arrivate le fabbriche come l'Alcoa. E che su quelle fabbriche, come prima sulle miniere, sono stati costruiti progetti di vita, sogni, speranze per il futuro, perch&amp;eacute; ormai la terra dimenticata si era impigrita fino a diventare deserto.&lt;br /&gt;Bisogna, per provare vergogna, aver patito la violenza della giustizia che calava suoi tuoi padri e suoi tuoi nonni, in quelle zone montuose dell'interno dove non si vedeva il mare, come una mannaia feroce e incurante delle tue tradizioni, delle tue regole e dei tuoi codici. E aver fatto la fatica di riconoscerla quella giustizia, fino a insegnarla ai tuoi figli, fino a farli diventare poliziotti e carabinieri per poi, a volte, vederli morire per la difesa dello Stato che ignorava il tuo nome e la tua lingua.&lt;br /&gt;Per provare la vergogna bisogna pensare a tutto questo: alla storia, alla vita e alla memoria di quelle donne e di quegli uomini che ieri sera, dopo aver varcato il mare, si sono riuniti davanti al palazzo del Parlamento di Roma che discuteva su come tenere lontano dalla giustizia il capo del governo di Roma.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 3 febbraio 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 20:32:33 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-02-02T20:32:33Z</dc:date>
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      <title>Premier ricattato?</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Premier_ricattato__955.shtml</link>
      <description>&amp;nbsp; Siamo rimasti di stucco davanti alla copertina dell'ultimo numero di Panorama e ai titoli di Libero e del Giornale. A sorpresa, il settimanale del premier e i quotidiani che gli sono pi&amp;ugrave; vicini rilanciano la tesi della ricattabilit&amp;agrave; ...</description>
      <content:encoded>&amp;nbsp; &lt;p&gt;Siamo rimasti di stucco davanti alla copertina dell'ultimo numero di &lt;em&gt;Panorama&lt;/em&gt; e ai titoli di &lt;em&gt;Libero&lt;/em&gt; e del &lt;em&gt;Giornale&lt;/em&gt;. A sorpresa, il settimanale del premier e i quotidiani che gli sono pi&amp;ugrave; vicini rilanciano la tesi della ricattabilit&amp;agrave; di Silvio Berlusconi. Parlano di un &amp;quot;complotto&amp;quot; dietro la vicenda delle escort. Un complotto di non meglio identificati gruppi politici ostili al presidente del Consiglio. La procura della Repubblica di Bari ha subito smentito. Ma resta l'informatissimo e allarmato servizio di &lt;em&gt;Panorama&lt;/em&gt; da cui emerge che Patrizia D'Addario era in contatto con personaggi stranieri. Dal Brasile al Qatar.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A noi l'ipotesi della Mata Hari dei trulli appare lunare. Ma quando a sostenerla sono i giornali del presidente del Consiglio, bisogna prenderla sul serio. E ragionare sui pericoli che - se la tesi fosse vera -&amp;nbsp;il nostro paese correrebbe. Ci attendiamo che nei prossimi giorni &lt;em&gt;Panorama, Libero&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;Il Giornale &lt;/em&gt;si uniscano a noi nel chiedere che Silvio Berlusconi chiarisca pubblicamente il contenuto di tutte le sue conversazioni con Patrizia D'Addario. Ne va della sicurezza nazionale. Perch&amp;eacute; lo spiega questa intervista ad Aldo Giannuli, uno dei massimi esperti italiani di &lt;em&gt;intelligence,&lt;/em&gt; autore di molti libri in materia. L'ultimo (&amp;laquo;Come funzionano i servizi segreti&amp;raquo;, Ponte delle grazie), da due mesi in libreria, &amp;egrave; gi&amp;agrave; un best steller tra gli addetti ai lavori. Barese, buon conoscitore dell'ambiente in cui &amp;egrave; maturata la vicenda D'Addario, si &amp;egrave; astenuto&amp;nbsp;dal commentare le indiscrezioni sull'indagine (&amp;laquo;Lasciamo che i magistrati lavorino e poi vedremo&amp;raquo;), ma ha accettato di ragionare sulla tesi sostenuta del complotto. Lo scenario che emerge &amp;egrave; allarmante.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Professor Giannuli, &amp;quot;Panorama&amp;quot; sostiene che Patrizia D'Addario non &amp;egrave; una escort ma ha agito dietro mandato di un gruppo politico avverso al presidente del Consiglio.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Che la D'Addario potesse avere avuto un ruolo diverso lo sostenni anche io qualche mese fa, consapevole di dire una cosa impopolare. Ma non pensavo a un mandante interno: presupporrebbe una capacit&amp;agrave; organizzativa che da noi non esiste. Eventualmente si pu&amp;ograve; pensare a una pianificazione internazionale&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Uno Stato estero?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;O uno Stato o un potentato economico. Non mi chieda quale. Qualunque paese, e qualunque multinazionale, se viene data loro la possibilit&amp;agrave; di farlo, hanno interesse ad acquisire informazioni sul premier di un altro paese per tenerlo sotto controllo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Qual &amp;egrave; la metodologia?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Individuato il soggetto, in quest'ipotesi Silvio Berlusconi, si studiano le sue abitudini, le sue debolezze, il suo passato e si decide qual &amp;egrave; il modo migliore per colpirlo. A partire da una regola che vale per tutti i Servizi del mondo: le bugie vanno utilizzate il meno possibile&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quindi vanno acquisite notizie diciamo &amp;quot;compatibili&amp;quot; con l'indole dell'obiettivo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Esattamente. D'altra parte, come si pu&amp;ograve; constatare leggendo le cronache, lo scandalo sessuale &amp;egrave; di moda nel mondo. E Berlusconi &amp;egrave; particolarmente esposto: una security-colabrodo, le migliaia di foto realizzate, secondo me con l'agevolazione di qualcuno, nella sua villa... Insomma, il sesso viene individuato come il suo punto debole...&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Quindi?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Quindi - ma sia chiaro che sto assecondando l'ipotesi del complotto - si arruola l'agente D'Addario e le si dota delle strumentazioni tecniche necessarie: sistemi di registrazione, microspie, videocamere nascoste&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Allora dobbiamo ipotizzare che il materiale finito nelle mani di potenze straniere non sia solo costituito dalle note registrazioni?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Possibile. Se il premier, mentre era con l'agente, ha ricevuto la telefonata di un leader internazionale,quel materiale potrebbe essere in mani ostili. E se l'agente avesse sistemato delle microspie potrebbero essere state captate conversazioni avvenute in seguito. Fino al momento di una delle periodiche bonifiche ambientali&amp;raquo;. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Stando alla ricostruzione di Panorama, Tarantini era un reclutatore. Dunque anche le altre ragazze portate da lui dal premier potrebbero essere delle spie?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Possibile&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In una situazione del genere cosa si fa in altri Stati dell'Occidente?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;In qualunque paese normale si evitano queste situazioni. Negli Stati Uniti lo stesso presidente deve obbedire a chi &amp;egrave; responsabile della sua sicurezza. Da noi succede l'opposto, come si &amp;egrave; visto con la vicenda Tartaglia: &amp;egrave; il premier a comandare la sua scorta, con tutti i rischi che ci&amp;ograve; comporta&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Giusto dunque intensificare i controlli su chi entra e chi esce dalla sua residenza?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;&amp;Egrave; il minimo. Le cose che sono emerse sono incredibili. Pensi che quando con i miei collaboratori entravo nell'archivio di un Servizio per esaminare fascicoli vecchi di decenni, mi veniva chiesta la lista completa con i nominativi di tutti. A palazzo Grazioli entrava e usciva chi voleva&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Ritiene che il nostro premier sia un uomo ricattabile?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Non sappiamo cosa &amp;egrave; successo, ma ragionando in astratto potrebbe anche esserlo&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;In tal caso la sicurezza del Paese sarebbe in pericolo?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Ovviamente&amp;raquo;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Cosa succederebbe negli Usa?&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&amp;laquo;Ragionevolmente il Senato convocherebbe il presidente, gli chiederebbe conto delle cose dette e fatte con l'agente. Se non le dicesse tutte o mentisse, e venisse scoperto, dovrebbe dimettersi&amp;raquo;.&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Fri, 29 Jan 2010 20:37:38 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-29T20:37:38Z</dc:date>
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      <title>Ritrovare l'orgoglio</title>
      <link>http://nemici.blog.unita.it//Ritrovare_l_orgoglio_946.shtml</link>
      <description>Alla fine dell'intervista (che pubblichiamo oggi sul giornale e sul sito), abbiamo detto a Pier Luigi Bersani di una telefonata giunta ieri mattina alla rassegna stampa di Radio3. Una rassegna amara per il Partito democratico con i titoli di prima pagina ...</description>
      <content:encoded>&lt;p&gt;Alla fine dell'intervista (che pubblichiamo oggi sul giornale e sul sito), abbiamo detto a Pier Luigi Bersani di una telefonata giunta ieri mattina alla rassegna stampa di &lt;em&gt;Radio3&lt;/em&gt;. Una rassegna amara per il Partito democratico con i titoli di prima pagina sulla confusione pugliese e le dimissioni del sindaco di Bologna. Ebbene, quell'ascoltatore sottolineava con entusiasmo gli aspetti diciamo &amp;quot;positivi&amp;quot; delle due vicende. E cio&amp;egrave; il fatto che il Pd &amp;egrave; l'unico partito che si sottopone in modo cos&amp;igrave; aperto al giudizio popolare e che il sindaco di Bologna, al contrario di altri politici colpiti da accuse ben pi&amp;ugrave; gravi, si &amp;egrave; rapidamente dimesso. In altri tempi un intervento di questo genere sarebbe passato inosservato. Non ieri mattina. &amp;Egrave;, infatti, sempre pi&amp;ugrave; raro trovare nei militanti del Partito democratico l'orgoglio dell'appartenenza, quello che nasce dal sentirsi parte integrante di un progetto collettivo per il miglioramento della societ&amp;agrave;.&lt;br /&gt;Questa consapevolezza fa da sfondo alle cose che Bersani oggi dice, attraverso &lt;em&gt;l'Unit&amp;agrave;,&lt;/em&gt; al popolo democratico. Si &amp;egrave; creata una &amp;quot;dissociazione&amp;quot; tra la forte spinta per l'alternativa che, a dispetto di tutto, continua a esserci nel paese e l'&amp;quot;orizzonte&amp;quot; disegnato dal Pd. Il Partito democratico, dice Bersani, non &amp;egrave; riuscito a comunicare che la politica delle alleanze non &amp;egrave; arido &amp;quot;politicismo&amp;quot;, ma la via stretta, e per&amp;ograve; obbligata, per mandare finalmente a casa Berlusconi e il suo apparato di potere. E cos&amp;igrave;, quando ancora manca un mese dalla scadenza del termine per le candidature alle regionali, la potenziale contabilit&amp;agrave; elettorale del Pd &amp;egrave; positiva (se confrontata con i dati delle elezioni europee che lo davano vincente in tre sole regioni) mentre &amp;egrave; negativo e preoccupante lo stato d'animo (che in un partito coincide con lo stato di salute) della base. &lt;br /&gt;La strada che Bersani traccia &amp;egrave; segnata da due solchi: la definizione di ulteriori regole interne condivise che riescano a far stare assieme lo strumento irrinunciabile delle primarie con la possibilit&amp;agrave; per i gruppi dirigenti (eletti, d'altra parte, con le primarie) di fare delle scelte e assumersi delle responsabilit&amp;agrave;; il rilancio di un'agenda politica che rimetta all'ordine del giorno i problemi reali del paese e non quelli personali del suo premier. Accettare &amp;quot;la sfida delle riforme&amp;quot; e, nello stesso tempo, essere un argine invalicabile alle tentazioni cesariste e autoritarie di Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Soprattutto, renderlo chiaro.&amp;nbsp; Perch&amp;eacute; il dubbio attraversa molti. Non solo quelli che il segretario del Pd definisce portatori di &amp;quot;elementi di anarchismo e personalismo&amp;quot;, ma personalit&amp;agrave; come Romano Prodi che ieri parlando con &lt;em&gt;Repubblica &lt;/em&gt;ha detto di vedere &amp;laquo;sempre pi&amp;ugrave; debole la ragione dello stare assieme&amp;raquo;. Bersani (&amp;laquo;Col rispetto che si deve a un amico&amp;raquo;) risponde di non essere d'accordo. E, nell'intervista al nostro Simone Collini, spiega come intende smentirlo. Perch&amp;eacute; quel militante radiofonico orgoglioso faccia proseliti, c'&amp;egrave; una sola via: &amp;laquo;Fare in modo che il Partito democratico sia individuato come la forza politica che, non da sola, pu&amp;ograve; veramente mandare a casa Silvio Berlusconi&amp;raquo;. Si ricomincia da qua.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;em&gt;(Filo rosso del 27 gennaio 2010)&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</content:encoded>
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      <pubDate>Wed, 27 Jan 2010 10:00:48 GMT</pubDate>
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      <dc:creator>Giovanni Maria Bellu</dc:creator>
      <dc:date>2010-01-27T10:00:48Z</dc:date>
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